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e di Primavera
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Prossimo appuntamento 25 aprile 2010 dalle ore 9.00 per le Vie del Centro Storico |
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San Giorgio, Storia, leggende e curiosità La leggenda dei Crociati La figura storica di San Giorgio, il cui culto è diffusissimo fin dai tempi più antichi in tutta la cristianità, è evanescente, e mescolata con elementi chiaramente leggendari, tanto che la Chiesa nel 1969 declassò la sua festività a “memoria facoltativa”, senza però intaccare la devozione popolare. Il nome greco del santo, Georgios, significa “uomo della terra, agricoltore”, e questo spiega perché questo santo guerriero, il cui colore preferito è il verde, sia anche protettore dell’agricoltura, e invocato contro la siccità. Giorgio nacque in Cappadocia verso la metà del III secolo, e militò nell’esercito romano fino al grado di tribuno. Quando nel 303 Diocleziano lanciò la persecuzione contro i cristiani, Giorgio strappò l’editto e proclamò pubblicamente la sua fede. Fu allora sottoposto a tutto il repertorio di torture. Alla fine fu decapitato e seppellito a Lydda in Palestina: sulla sua tomba fu edificata una basilica, poi distrutta dal Saladino. In epoca successiva a Giorgio fu attribuito l’episodio della lotta contro il Drago. Nella città libica di Silene vi era uno stagno abitato da un mostruoso essere che uccideva ogni creatura vivente col fiato. Per placarlo i poveri pastori del luogo gli offrivano due pecore al giorno, e quando cominciarono a scarseggiare le pecore, una pecora e un giovane, estratto a sorte. Quando fu estratta la figlia del re, passò di lì San Giorgio, che ferì con la sua lancia il mostro; poi disse alla principessa di legarlo con la sua cintura, e di portarselo in città al guinzaglio, come un cagnolino. Giunto in città, San Giorgio ottenne la conversione del re e di tutta la popolazione, poi uccise il Drago. |
Foto del 2007
Foto del concorso fotografico I Giudici valutano le opere I Giudici valutano le opere I Giudici I Giudici La premiazione La premiazione La premiazione La premiazione La premiazione La premiazione La premiazione La premiazione La premiazione La premiazione La premiazione quadro 1 quadro 2 quadro 3 quadro 4 quadro 5 quadro 6 quadro 7 quadro 8 quadro 9 quadro 10 quadro 11 quadro 12 quadro 13 quadro 14 quadro 15 quadro 16 quadro 17 quadro 18 quadro 19 quadro 20 quadro 21 quadro 22 quadro 23 quadro 24 quadro 25 quadro 26 quadro 27 quadro 28 quadro 29 quadro 30 quadro 31 quadro 32 quadro 33 quadro 34 quadro 35 quadro 36 quadro 37 quadro 38 quadro 39 quadro 40 quadro 41 quadro 42
I Giudici valutano le opere Foto 2006
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San Giorgio a Limito Limito ebbe una chiesa fin dal 1200, dedicata a San Martino di Tours, che venne demolita per ordine di San Carlo Borromeo quando venne in visita a Limito nel 1573. L’altra vecchia chiesa, cinquecentesca, dedicata a San Giorgio, fu demolita invece dopo l’arrivo del parroco don Bonizio, che ne fece costruire una nuova, senza preoccuparsi delle pitture e degli avori contenuti nella precedente, diventata troppo piccola per contenere i fedeli. La nuova chiesa fu costruita con la facciata rivolta verso il paese e non verso oriente, come l’altra: opera colossale per allora, frutto di sacrifici enormi di tutta la popolazione, non può però colmare il rimpianto per la perdita dei tanti tesori distrutti per farle posto. All’interno della chiesa si possono ancora ammirare i settecenteschi reliquiari che ornano l’altare seicentesco. Dell’800 è invece il complesso dell’organo. Nel 1969 è stata edificata una nuova chiesa, in cui sono visibili una Madonna lignea del ‘700 e un bel crocefisso trecentesco. Perché nella parrocchia di San Giorgio a Limito si brucia il globo di bambagia? Il Rito del “Faro” Tra i riti tipici della tradizione liturgica milanese suggestivo (anche se ormai quasi in disuso) è quello del faro, un globo di bambagia che vien fatto ardere prima dell’inizio della messa in onore di un martire, all’ingresso del presbiterio. La prima attestazione in proposito la troviamo già nel sec. VII, in un documento di ambiente cremonese dove si parla di “corona et pharum” da accendersi nella festa del santo martire Sisinio. Si tratterebbe probabilmente di un rito analogo a quello che troviamo descritto nel sec. XII da Beroldo per la cattedrale milanese: in alcune messe particolarmente solenni, quando la processione di ingresso era ormai giunta all’altare, l’ostiario che aveva portato la croce accendeva con la candela posta, secondo l’usanza del tempo, sulla sommità della croce stessa il cosiddetto “pharus”. Era questo una specie di lampadario formato da una serie di lumi disposti a corona e sopra i quali era stato posto un anello di bambagia che, ardendo, comunicava il fuoco alle singole lampade. L’interpretazione che gli studiosi danno di questo antico rito oscilla fra quella puramente funzionale (accensione rapida delle lampade quasi in una volta sola), a quella allegorica (immagine del trionfo e della gloria dei martiri, nelle cui feste, appunto, si celebrava questo rito), a quella che vede nell’accensione del faro un elemento che serva semplicemente a rendere particolarmente solenne l’inizio della celebrazione liturgica in giorni straordinari. Di fatto il faro si trasformò con il tempo da corona di lampade a un globo di bambagia appeso all’ingresso del presbiterio nelle sole feste dei martiri, a cui il celebrante stesso da fuoco con tre candeline accese, fissate sulla sommità di una verga, al termine della processione di ingresso. Il significato in questo caso è puramente allegorico e vorrebbe alludere al sacrificio della vita da parte del martire. Questo rito è ancora oggi celebrato in occasione delle feste patronali delle parrocchie dedicate ad un santo martire (così è nella nostra parrocchia dedicata a San Giorgio martire), soprattutto nei paesi della diocesi ambrosiana. |
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